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la mezza cultura •
Solo per gli antimeloniani mezzoculturali Bonifacio VIII fu indegna figura “ciociara”
Insultata come la ciociara che anagraficamente non è, Meloni ha reagito con orgoglio laziale vantando gli illustri benemeriti della subregione con capoluogo Frosinone. E nonostante la stroncatura di Dante, Bonifacio non è meno importante di Marcello Mastroianni e Nino Manfredi
9 OTT 26

Foto Getty
Brutta cosa la mezza cultura. Giorgia Meloni, insultata come la ciociara che anagraficamente non è, ha reagito con orgoglio laziale vantando gli illustri benemeriti della subregione con capoluogo Frosinone: Cicerone, Caio Mario, san Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Bonifacio VIII… Gli antimeloniani mezzoculturali hanno reagito da par loro: ma come, Bonifacio VIII, quello che Dante ha schiaffato all’inferno ancor prima che morisse! Brutta cosa la mezza cultura, il midcult tanti anni fa analizzato e giustamente vituperato dal critico letterario americano Dwight Macdonald. I mezzoculturali conoscono quel tanto, conoscono ovviamente Dante e grazie a remote rimembranze e a frenetiche digitazioni ecco che risalgono a quei passaggi infernali dedicati a Papa Caetani. E ne deducono che la Meloni è ignorantona. Bonifacio VIII non andava citato, era un papaccio, un nepotista, un tiranno, un degenerato, lo ha scritto anche Dante! Questa è precisamente la mezza cultura: aver letto un libro solo e credersi coltissimi.
Certamente Dante ha stroncato Bonifacio e aveva le sue buone ragioni: lo riteneva responsabile della sua disgrazia politica ovvero del suo esilio. Ma esistono altre ragioni, altre visioni, e insomma non tutti la pensano così. Il caso vuole che proprio in questi giorni stia leggendo il “Dizionario dell’omo salvatico” di Domenico Giuliotti e Giovanni Papini. Due autori arciconservatori e lo dico non per i venticinque amici lettori, che lo sanno benissimo, ma per i 25.000 mezzoculturali scatenati su X, che delle riviste fiorentine di inizio Novecento dubito abbiano contezza. Arciconservatore era pure Dante, come ebbero a notare, in epoche diverse, Umberto Eco e Gennaro Sangiuliano. E questo lo sottolineo per ricordare quanto sia variegata, ricca e perfino contraddittoria la cultura non di sinistra... Perché invece Giuliotti e Papini al ciociaro Bonifacio, anzi Bonifazio, hanno dedicato un grandissimo elogio. Ho qui davanti le pagine 335 e 336 della mia edizione (il Cerchio, Rimini). Il lemma comincia con una lunga citazione di Léon Bloy, cattolicissimo controrivoluzionario francese che di Papa Caetani era entusiastissimo: “Le plus haut des Papes”. E perché mai? In quanto autore della bolla “Unam Sanctam” in cui con fermezza e coraggio ribadiva la superiorità del potere spirituale sul potere temporale. E’ l’antico documento che ogni cattolico dovrebbe sottoscrivere anche oggi e che rende Bonifacio VIII non meno importante, non meno meritevole di Marcello Mastroianni e Nino Manfredi.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

