Chiesa
I PAPI DELLA SETTIMANA •
Lo scempio del corpo del povero Papa Formoso, condannato da morto
Nel gennaio 897 Papa Stefano VI riunì e presiedette in San Pietro un sinodo per processare l’ormai defunto Pontefice. Il cadavere mummificato di Formoso venne esumato e, rivestito dei paramenti pontifici, fu sistemato su un seggio e sottoposto a solenne giudizio
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(Foto Getty)
2 ottobre 1264. Morì Urbano IV, il francese Jacques Pantaléon, un Papa che non risiedette mai a Roma, ma a Viterbo, Orvieto e Perugia. Maestro di diritto canonico (aveva studiato teologia e giurisprudenza a Parigi), divenne vescovo di Verdun e Patriarca latino di Gerusalemme. La sua elezione si svolse, secondo la norma introdotta da Innocenzo IV meno di vent’anni prima, nel luogo in cui era morto il precedente Pontefice, in questo caso a Viterbo. Il collegio cardinalizio era estremamente ridotto, composto da soli otto prelati, i quali però, come narra una cronaca, ebbero “tra loro una grande discordia” e le discussioni si protrassero per tre mesi fino alla inattesa scelta unanime per Pantaléon, non cardinale, che in quel momento si trovava a Viterbo per dirimere una questione riguardante i Cavalieri di San Giovanni. Il nuovo pontefice provvide rapidamente al rafforzamento del Sacro Collegio nominando 14 cardinali in meno di due anni. Sollecitò la venuta in Italia di Carlo d’Angiò, dando inizio al coinvolgimento diretto della casa reale francese in funzione antimperiale, cosa che più tardi portò al trasferimento dei Papi ad Avignone.
6 ottobre 891. Venne eletto Formoso, di Roma, uomo colto, asceta dalla vita esemplare, intraprendente ed energico, ripetutamente caduto in disgrazia e perseguitato, Pontefice attivo. Incoronò imperatore Lamberto di Spoleto e quattro anni più tardi Arnolfo di Carinzia. Pochi mesi dopo la sua morte si svolse un macabro episodio. L’indignazione degli spoletini per la consacrazione di Arnolfo era stata tale che nel gennaio 897 Papa Stefano VI, a loro favorevole, riunì e presiedette in San Pietro un sinodo per processare l’ormai defunto Pontefice. Il cadavere mummificato di Formoso venne esumato e, rivestito dei paramenti pontifici, fu sistemato su un seggio e sottoposto a solenne giudizio. Venne accusato di spergiuro (la seconda consacrazione imperiale era violazione degli impegni presi con la prima), di ambizione (per aver aspirato al trono papale), di violazione dei canoni che allora vietavano il cambiamento di sede per i vescovi (era vescovo di Porto quando fu eletto vescovo di Roma). A nulla valse la parodia della sua difesa, affidata a un intimorito diacono che, in piedi accanto al cadavere, rispondeva in sua vece. Formoso fu condannato: spogliato dei paramenti pontifici, gli furono tolte le tre dita della mano con cui aveva giurato e consacrato e infine venne gettato nel Tevere. Tutti i suoi atti vennero dichiarati nulli. Di lì a poco, forte fu la reazione al “sinodo del cadavere” (come fu definita la vicenda), alimentata anche dal racconto dei miracoli che si diceva fossero avvenuti per tramite del corpo di Formoso, recuperato nel Tevere da un pio eremita che gli aveva dato cristiana ma clandestina sepoltura: nell’agosto 897 una sollevazione popolare depose Papa Stefano, che fu condotto in carcere e lì strangolato. In seguito, i resti di Formoso furono consegnati a Papa Romano e inumati nella Basilica di San Pietro.