Bonifacio l’ostrogoto e Clemente il romagnolo, che soppresse i gesuiti

Dal primo Papa germanico, che fu l'unico caso in cui un pontefice abbia designato il proprio successore, al Santo Padre, noto per l’irreprensibile condotta di vita e la competenza teologica
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20 o 22 settembre 530. Venne eletto Bonifacio II, nato a Roma, di origine ostrogota, il primo Papa germanico. Era diventato arcidiacono durante il pontificato di Felice IV (III), che lo aveva indicato solennemente quale suo successore. La decisione era formalmente corretta perché, trent’anni prima, papa Simmaco aveva stabilito che un pontefice poteva designare il proprio successore; tuttavia quello di Bonifacio fu l’unico caso e la norma venne cancellata poco dopo la sua morte. Lo stesso giorno in cui Felice IV (III) morì, Bonifacio fu consacrato nel Palazzo Lateranense mentre, nella vicina Basilica del Laterano, veniva, da altri, consacrato Papa l’arcidiacono Dioscoro. Lo scisma durò solo tre settimane perché Dioscoro morì. L’anno successivo, anche Bonifacio nominò un successore, il diacono Vigilio, ribadendo con un’apposita costituzione il suo diritto di scegliere un successore, ma la reazione di Senato, popolo romano e corte di Ravenna condusse alla convocazione di un sinodo per condannare l’operato del Papa. Bonifacio, prima di essere giudicato, ritornò sulle proprie decisioni, bruciò pubblicamente la sua costituzione annullando la nomina di Vigilio (che in ogni caso, alcuni anni più tardi, fu eletto papa). La controversia sull’elezione dei papi fu tuttavia marginale nel pur breve pontificato di Bonifacio, che si occupò di diverse questioni riguardanti la Chiesa d’occidente e d’oriente. Provvide anche alla popolazione povera della città con regolari e gratuite distribuzioni di cibo, che avvenivano nella basilica di San Pietro, facendo ricorso alle risorse economiche della sua famiglia.
22 settembre 1774. Morì Clemente XIV, il francescano romagnolo Lorenzo (battezzato Giovanni Vincenzo Antonio) Ganganelli, noto per l’irreprensibile condotta di vita e la competenza teologica. Il conclave che l’aveva eletto aveva visto l’intervento diretto dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo, che si era dedicato a colloqui con i cardinali già riuniti, senza tuttavia dare indicazioni precise. Da antico amico dei gesuiti, dopo la nomina a cardinale ne aveva progressivamente preso le distanze e aveva dichiarato che un Papa aveva il diritto canonico di sciogliere qualsiasi ordine religioso. Affermazione certo corretta, ma che nel clima di quegli anni indicava una disponibilità a realizzare quanto le potenze cattoliche desideravano. In effetti, dopo un certo periodo di incertezza, Clemente XIV non seppe più opporsi alle diverse sollecitazioni e decise la soppressione della Compagnia di Gesù, decretata nel 1773. L’avvenimento fu festeggiato dalle classi dominanti come una vittoria della ragione sull’oscurantismo; in realtà fu una vittoria dell’illuminismo deteriore e dell’assolutismo sul papato e la figura di Clemente XIV, agli occhi degli storici successivi, appare, proprio per quella decisione, irrimediabilmente compromessa. I gesuiti rimasero in regioni non cattoliche, nella protestante Prussia e nell’ortodossa Russia, apprezzati per il loro ottimo sistema scolastico.