L'ordine di cattura per Martino I, deportato a Kherson

Da Adriano VI, eletto in absentia e ultimo non italiano fino a Karol Wojtyla, ai 12 giorni di Urbano VII, il pontificato più breve della storia

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Foto ANSA

14 settembre 1523. Morì Adriano VI, Adriaan Florensz, di Utrecht. Era stato eletto mentre si trovava a Tarragona e fu l’ultima volta che venne scelto un cardinale non presente al conclave. Fu anche l’ultimo Papa non italiano per oltre 450 anni, fino all’elezione di Giovanni Paolo II nel 1978, e unico Papa di origine olandese. Austero professore a Lovanio, era stato precettore del futuro imperatore Carlo V e poi da questi associato al governo della Spagna. Adriano era animato da un sincero desiderio di riforma ecclesiastica, ma a Roma trovò pochi sostenitori e fu accolto con una diffusa ostilità e mancanza di collaborazione. Non riuscì dunque a portare a compimento le sue idee riformatrici, né ebbe successo in altre aree problematiche del pontificato, il confronto con la Riforma in Germania, la pacificazione dell’Italia, gli interessi contrastanti della politica imperiale e francese e la guerra contro i turchi.
15 settembre 1590. Venne eletto Urbano VII, Giambattista Castagna, nato a Roma, da padre genovese e madre romana. Il suo pontificato durò solo dodici giorni e fu il più breve della storia. La prima notte dopo l’elezione non riuscì quasi a prender sonno, narra una fonte. Due giorni più tardi una forte febbre lo rivelò colpito dalla malaria, che lo condusse a morte in una decina di giorni. Lasciò i suoi cospicui beni familiari a una confraternita che procurava la dote alle ragazze bisognose.
16 settembre 655. Morì Martino I, di Todi. Carattere deciso, si fece consacrare appena eletto senza aspettare, anzi senza nemmeno chiedere, la ratifica imperiale. Convocò immediatamente un sinodo che condannò il monotelismo e il recente Typos, un editto emanato dall’imperatore Costante II che imponeva il divieto assoluto di discutere ancora della dottrina monotelita sia per condannarla sia per sostenerla. La reazione imperiale fu molto dura e l’ordine quello di imprigionare il Papa e trasferirlo a Costantinopoli. Dopo un primo tentativo fallito, Martino, che, ammalato, si era fatto trasportare con il suo letto dentro la Basilica Lateranense, venne catturato e formalmente deposto da parte dell’esarca e condotto a Bisanzio dove giunse, com’egli stesso racconta in una lettera, dopo essere stato 47 giorni senza nemmeno la possibilità di lavarsi pur soffrendo di dissenteria. Fu sottoposto a maltrattamenti, condannato dopo un processo-farsa e infine esiliato a Kherson in Crimea, dove ebbe anche il problema del cibo quotidiano, fino alla morte che lo raggiunse il 16 settembre 655. A quella data già da quasi un anno era stato insediato un nuovo Papa, Eugenio I, imposto dall’imperatore. Martino seppe dell’elezione, che non si aspettava sarebbe avvenuta prima della sua morte, e in una lettera sembra (il dubbio è di rigore perché il testo si presta a diverse interpretazioni) l’avesse accettata. L’Annuario Pontificio mantiene la duplicità delle date di elezione di Eugenio e di morte di Martino, che si sovrappongono per un periodo di undici mesi.