Chiesa
i papi della settimana •
Benedetto XV ha cambiato il diritto internazionale
Da Alessandro III, il papa che affrontò lo scisma di Federico I Barbarossa, a Sergio I, eletto contro le cento libbre d'oro dell'arcidiacono Pasquale, passando per l’imprevedibile conclave del 1914 che sorprese pure i sarti rimasti senza talare
5 SET 26

Foto ANSA
6 settembre 1914. Venne eletto Benedetto XV, il genovese Giacomo Della Chiesa, con la maggioranza esatta di due terzi dei voti. Essendo non valido votare per se stessi, si dovette verificare la sua scheda attraverso il motto personale posto all’esterno. L’elezione sorprese opinione pubblica e curia, tanto che nessuno degli abiti papali predisposti, come d’uso, era abbastanza piccolo per il neo eletto, di costituzione assai minuta. La rigida condanna della guerra, iniziata da poche settimane, che il Papa definì “orrenda carneficina” e “inutile strage”, si accompagnò costantemente al sostegno dei prigionieri e delle famiglie dei caduti di entrambe le parti. I ripetuti appelli di Benedetto, che nel 1917 propose un programma di pace basata sulla giustizia e non sulla vittoria militare, furono più elogiati che ascoltati, ma la sua opera sul piano diplomatico contribuì all’apertura di un’innovativa visione del diritto internazionale, in cui trovava posto anche una nuova definizione dei diritti personali e civili, che oggi chiamiamo i “diritti umani”.
7 settembre 1159. Venne eletto Alessandro III, Rolando Bandinelli, di Siena, sostenitore di una politica anti imperiale. Un piccolo gruppo di cardinali favorevole a Federico I Barbarossa elesse invece Ottaviano da Monticello che si chiamò Vittore IV. Ebbe così inizio uno scisma durato più di vent’anni (con altri tre antipapi, Pasquale III, Callisto III e Innocenzo III) durante i quali Alessandro dovette vivere per lo più lontano da Roma. Erano gli anni del tentativo del Barbarossa di controllare il papato, della resistenza dei comuni italiani, della lega delle città lombarde, della battaglia di Legnano e infine della pace di Venezia. Tornata la situazione più tranquilla, nel 1179 Alessandro III convocò a Roma il Concilio Lateranense III, cui parteciparono oltre trecento vescovi e numerosi abati ed esperti, per un totale di quasi mille persone. Il primo documento approvato riguardò le elezioni papali con l’obiettivo di garantirne la libertà da condizionamenti esterni e inibire dissidi e incertezze. Al fine di “evitare discordie” (è il titolo del documento) si riconfermò il diritto di eleggere il papa riservato ai soli cardinali e venne fissato l’obbligo della maggioranza dei due terzi, norme ancora oggi in vigore.
8 settembre 701. Morì Sergio I, nato a Palermo, di origini siriane. La sua elezione era avvenuta in un contesto turbolento dopo la morte di Conone, quando due fazioni avevano eletto l’arcidiacono Pasquale e il presbitero Teodoro. Il primo, per assicurarsi il seggio, aveva promesso cento libbre d’oro all’esarca di Ravenna Giovanni Platino, il rappresentante in Italia dell’imperatore bizantino. La maggioranza del clero però elesse Sergio. Teodoro accettò l’elezione, Pasquale no, e invitò a Roma l’esarca, che arrivò in città senza preavviso e, resosi conto che Sergio godeva della grande maggioranza dei consensi, diede l’assenso alla sua elezione. Ma pretese da Sergio l’oro promessogli da Pasquale!