Pochi Papi come Gregorio I impressero una svolta cruciale nella storia della Chiesa

Rimase nella memoria storica come uno dei tre Papi cui viene riservato l’appellativo di “Magno”. La sua maggiore eredità fu la radicale revisione del concetto stesso di capo della Chiesa: la funzione papale fu da lui concepita anzitutto come quella del “servo dei servi di Dio”

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3 settembre 590. Venne eletto Gregorio I, di Roma, che impresse una svolta cruciale nella storia della Chiesa. Rimase nella memoria storica come uno dei tre Papi cui viene riservato l’appellativo di “Magno”, il grande (gli altri sono Leone I e Niccolò I). Apparteneva alla nobile famiglia degli Anici e suo padre era senatore. Gregorio ricevette una solida formazione, culminata nella nomina a prefetto di Roma, la maggiore carica civile della città, a soli trent’anni. L’esperienza amministrativa che maturò si rivelò fondamentale per il suo futuro. Alla morte del padre, scelse di abbandonare la carriera politica per farsi monaco. Dispose delle ricchezze ereditate per aiutare i poveri, per trasformare la casa di famiglia, nel Clivo di Scauro sul Celio, in monastero e per fondarne altri sei in Sicilia sulle terre avite. Le sue scelte di vita e il suo rigore non passarono inosservati. Papa Benedetto I lo consacrò diacono e Pelagio II lo inviò come apocrisario a Costantinopoli, dove instaurò solidi rapporti con la corte e con l’imperatore Maurizio.
Rientrato a Roma, fu autorevole consigliere di Pelagio II e, alla sua morte, fu eletto Papa all’unanimità. Cercò di opporsi alla nomina scrivendo direttamente all’imperatore affinché non la ratificasse, ma i fatti andarono diversamente da come desiderava ed egli venne rapidamente consacrato. I quattordici anni del suo pontificato incisero profondamente su Roma e sull’Europa. Di fronte all’incapacità gestionale e al disinteresse dei rappresentanti imperiali bizantini, Gregorio prese in mano le redini della città e del Patrimonio di San Pietro, territori appartenenti alla Chiesa romana in Italia, Africa, Gallia, Dalmazia, attraverso un’amministrazione oculata ed efficiente, gettando di fatto le basi per la nascita di uno “stato” governato dal Pontefice. Mise a disposizione anche le proprie ricchezze, nella convinzione, espressa nei suoi scritti, che l’elemosina fosse un’opera di giustizia per la ridistribuzione di beni appartenenti a tutti gli uomini. Sul fronte geopolitico, ottenne il battesimo cattolico del figlio della regina Teodolinda, Adaloaldo, avviando la conversione dell’intero popolo longobardo che fino ad allora era ariano. Inviò monaci a evangelizzare la Britannia, impresa rischiosa, tra popolazioni ostili e al di fuori del controllo imperiale, eppure, con la sua riuscita, aprì nuovi orizzonti per il futuro della Chiesa d’occidente.
Ma la maggiore eredità lasciata da Gregorio fu la radicale revisione, per non dire il rovesciamento, del concetto stesso di capo della Chiesa. La funzione papale fu da lui concepita anzitutto come quella del “servo dei servi di Dio”. Inserì l’espressione servus servorum Dei, ancora oggi usata dai Papi, nelle proprie lettere come titolo caratterizzante la missione del Pontefice, subito dopo quello di vescovo di Roma. Il duplice richiamo al fondamento del primato romano sul servizio e sull’annuncio venne in seguito sentito da Pontefici particolarmente accorti.
Calendario pontificale
29 agosto 1261: eletto Urbano IV
29 agosto 1484: eletto Innocenzo VIII
29 agosto 1799: muore Pio VI
30 agosto 257: eletto Sisto II
30 agosto 1181: muore Alessandro III
30 agosto 1464: eletto Paolo II
1° settembre 1159: muore Adriano IV
1° settembre 1181: eletto Lucio III
1° settembre 1271: eletto Gregorio X
3 settembre 590: eletto Gregorio I
3 settembre 1914: eletto Benedetto XV