L'arbitro del Nuovo Mondo e il papa che non voleva esserlo

Dal dissoluto Alessandro VI, il nepotista accumulatore di ricchezze criticato da Girolamo Savonarola, al morigerato Innocenzo XI, che contribuì alla fine dell’espansione ottomana in Europa
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11 agosto 1492. Venne eletto Papa Rodrigo de Borja (italianizzato Borgia) che prese il nome di Alessandro VI. E’ ricordato come uno dei Pontefici più discussi e criticati della storia per la vita caratterizzata da dissolutezza, con amanti e figli sia prima sia dopo la sua elezione, da uno sfacciato nepotismo e dall’accumulo di ricchezze. Noto è il suo costante e deleterio interessamento per alcuni dei figli, specie Cesare (per qualche anno anche cardinale), Juan e Lucrezia, per favorire i quali non esitò a repentini cambiamenti di alleanze politiche e a concedere nomine cardinalizie in cambio di ingenti somme di denaro. A mitigare il giudizio negativo non bastano il mecenatismo verso letterati e artisti, né l’avvio di una riforma degli ordini religiosi, né l’efficace ruolo di arbitro nella contesa tra Spagna e Portogallo per la spartizione delle aree di influenza nel Nuovo Mondo, codificata nel trattato di Tordesillas del 1494. Il suo critico più severo fu il frate domenicano Girolamo Savonarola; quando gli fu proibito di predicare e si rifiutò di obbedire, venne scomunicato. Studi recenti hanno tuttavia dimostrato che tale provvedimento fu un falso ordito da Cesare Borgia (figlio del Papa), il quale assoldò un falsario per redigere un documento a nome del Papa tramite il cardinale spagnolo Juan López. Alessandro VI protestò vivamente con quel cardinale e cercò di far discolpare il frate, ma l’incapacità di indipendenza dal figlio gli impedì di procedere e di denunciare la falsità del documento. Giudicato a Firenze scismatico ed eretico, Savonarola fu impiccato e bruciato sul rogo, e le sue ceneri sparse nell’Arno. Verso la fine del secolo scorso, Papa Giovanni Paolo II, nell’ambito delle iniziative di richiesta di perdono per gli errori commessi dalla Chiesa nel passato, promosse la riabilitazione del frate avviando l’iter per una possibile beatificazione.
12 agosto 1689. Morì Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi di Como, che in conclave aveva rifiutato l’elezione invitando i cardinali a scegliere qualcun altro. Dopo una pausa di riflessione si procedette a una nuova votazione che confermò la scelta per lui. Manifestò subito le sue già note capacità amministrative e la sua preparazione nel campo economico, che aveva appreso dalla famiglia (fra le più ricche della Lombardia, dedita ad attività bancarie e commerciali), che si univano a un desiderio di riforma della Chiesa e dei costumi. Volle la cerimonia d’incoronazione, ad esempio, molto modesta, devolvendo il denaro risparmiato ai poveri e alla chiese romane. Nella stessa linea, abolì la tradizionale regata sul Tevere in occasione della festa di San Rocco destinando i fondi a un orfanatrofio. Contrario al nepotismo, non assegnò cariche pubbliche ad alcun parente. In campo internazionale, sostenne fortemente e finanziò la coalizione di eserciti cristiani che sconfisse i Turchi a Vienna nel 1683, fatto che segnò l’arresto dell’espansione ottomana in Europa.