Il Concilio di Efeso e l'ultimo papa tedesco prima di Ratzinger

Da Sisto III, che concluse la questione teologica sulla natura umana e divina di Gesù, a Stefano IX, che non era vescovo al momento dell'elezione. E poi Ormisda, che fece tradurre in latino i canoni della Chiesa orientale

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31 luglio 432. Venne eletto Sisto III, sacerdote romano distintosi nelle controversie teologiche sulla figura di Gesù Cristo e di sua madre Maria. Da Papa approvò gli atti del Concilio di Efeso, conclusosi l’anno precedente, che aveva sciolto la questione teologica sulla natura umana e divina di Gesù sorta tra Cirillo di Alessandria e Nestorio di Antiochia a favore del primo, ricomponendo i dissensi tra i due patriarcati. Il Concilio aveva anche attribuito a Maria il titolo di Theotókos (“portatrice di Dio”) e, proprio sull’onda delle decisioni del concilio che aveva riaffermato la divinità del Cristo incarnato nella Vergine, Sisto III dedicò la basilica liberiana sul colle Esquilino (ricostruita dopo i danni subìti decenni prima), al culto di Santa Maria Maggiore. I mosaici della navata centrale costituiscono il più antico ciclo figurativo in una chiesa romana.
2 agosto 1057. Venne eletto Stefano IX (X), Federico Gozzelon della famiglia dei duchi di Lorena. Men che trentenne divenne cardinale (non vescovo) e fu poi monaco e abate a Montecassino. In stretti rapporti con Ildebrando di Soana, il futuro Gregorio VII, fece parte del gruppo di cardinali riformatori raccolti da Leone IX per riformare la Chiesa. La sua elezione da parte dei cardinali avvenne in assoluta libertà dopo la morte di Vittore II e senza attendere l’approvazione dell’imperatrice Agnese, reggente per il giovane Enrico IV. Fu l’ultimo Papa tedesco prima di Ratzinger; a differenza degli immediati predecessori non era vescovo al momento dell’elezione e non fu scelto dall’autorità laica. Nonostante un pontificato di soli otto mesi, proseguì con zelo l’opera di riforma della Chiesa: rafforzò il celibato ecclesiastico, lottò contro il matrimonio tra consanguinei e contro la simonia.
6 agosto 523. Morì Ormisda, che prima di diventare sacerdote era sposato e aveva un figlio di nome Silverio (che più tardi diventerà Papa). Ormisda affrontò il problema dello scisma con la chiesa d’oriente nato dalle dispute cristologiche e dal rifiuto del patriarca Acacio di Costantinopoli di accettare le conclusioni del concilio di Calcedonia del 415. La questione ebbe profonde ripercussioni geopolitiche e si trascinò per decenni sotto diversi papi e imperatori, poiché Roma esigeva la condanna postuma di Acacio e il pieno riconoscimento del concilio. La situazione si sbloccò nel 519, quando il nuovo imperatore Giustino I e il patriarca di Costantinopoli Giovanni II accettarono le condizioni di papa Ormisda, ponendo fine alla divisione. Il Papa aveva anche incaricato il colto monaco scita Dionigi il Piccolo di tradurre in latino i canoni della Chiesa orientale. Dionigi fu l’inventore del nuovo calendario basato sulla nascita di Gesù di Nazareth, che i suoi calcoli ponevano all’anno 753 dalla fondazione di Roma. Oggi sappiamo che commise alcuni errori e la nascita di Gesù è da porsi tra il 7 e il 4 a. C.