I cavalli in via del Corso e la stamperia poliglotta

Da Paolo II, che fece costruire Palazzo Venezia, a Niccolò II, che escluse il potere laicale dalla nomina del pontefice, fino a Urbano VIII, che si allontanò dal geocentrismo solo dopo la condanna di Galilei

Immagine di I cavalli in via del Corso e la stamperia poliglotta

Foto ANSA

26 luglio 1471. Morì Paolo II, il veneziano Pietro Barbo. Nipote di Papa Eugenio IV, è ricordato anche per i suoi interventi legati al carnevale romano, per il quale venivano organizzate corse di cavalli (senza fantino) lungo l’antica Via Lata che per questo prese il nome di Via del Corso. Le gare si svolgevano fra Piazza del Popolo e il palazzo di San Marco (poi Palazzo Venezia), edificio da lui fatto costruire quand’era cardinale e che dal 1466 divenne la sua residenza abituale, dalla quale poteva assistere comodamente all’arrivo delle corse e alla spettacolare “cattura” dei cavalli.
27 luglio 1061. Morì Niccolò II, Gerardo di Borgogna. Era stato eletto a Siena in modo insolito, da cinque cardinali vescovi, senza l’intervento del clero e del popolo romano. Il suo pontificato si rivelò cruciale per la libertas Ecclesiae, uno degli scopi principali della riforma della Chiesa nel secolo XI. Per sottrarre definitivamente l’elezione pontificia al potere laicale, specie quello imperiale, promulgò nel 1059 la bolla In nomine Domini, con cui stabiliva che la scelta del Papa spettava ai soli cardinali vescovi, a maggioranza, ai quali si associavano poi gli altri cardinali e, infine, il clero e il popolo per l’approvazione; il Papa così eletto possedeva immediatamente la pienezza dei poteri della carica, indipendentemente dalla sua presa di possesso della sede romana e dalla sua intronizzazione; durante la sede vacante i cardinali vescovi avevano la responsabilità della chiesa romana. Il decreto ridusse drasticamente il corpo elettorale, e l’elezione venne di fatto sottratta al potere laicale. Le procedure furono ulteriormente precisate 120 anni più tardi, quando Alessandro III stabilì che a eleggere i Papi sarebbero stati tutti i cardinali con la maggioranza dei due terzi, norme ancor oggi in vigore.
29 luglio 1644. Morì Urbano VIII, il fiorentino Maffeo Barberini. Papa per oltre vent’anni, realizzò attività degne di nota, come la fondazione di un collegio per la formazione dei missionari e di una stamperia poliglotta per pubblicare libri anche in alfabeti diversi da quelli usati in Europa. Intervenne nella riforma del breviario, promulgò nuove procedure per la canonizzazione dei santi, approvò vari ordini religiosi, agì ripetutamente per l’applicazione dei decreti del concilio di Trento e lasciò una traccia artistica profonda a Roma, specie per la presenza di Giovan Lorenzo Bernini. Non altrettanto costruttivo fu invece il suo impegno politico. Molto sicuro di sé e talvolta collerico, anche a lui si dovette l’irrigidimento che portò alla definitiva condanna di Galileo Galilei, di cui era stato estimatore e amico personale. Cambiò radicalmente atteggiamento dopo aver riconosciuto le proprie argomentazioni contrarie all’eliocentrismo messe in bocca a Simplicio, personaggio del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo che impersonava un famoso commentatore aristotelico, spesso deriso nell’opera dello scienziato fiorentino come un “sempliciotto”.