Chiesa
I Papi della settimana •
Mura vaticane e prigionieri in Vaticano. Da Leone IV a Leone XIII, tra re e imperatori
Leone IV, condotto a cavallo dall'imperatore, e Leone XIII, il papa durante la rottura con il Regno d'Italia. Due pontefici ricordati per le innovazioni, vissuti in momenti storici molto diversi
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17 luglio 855. Morì Leone IV, che realizzò una nuova cinta muraria (le “mura leonine”) per proteggere la basilica di San Pietro e il colle Vaticano dalle ripetute incursioni dei saraceni nelle zone indifese della città. Fu costruita molto rapidamente grazie a un sistema di lavoro a rotazione che permetteva di tenere aperti molti cantieri contemporaneamente. Con l’imperatore Ludovico II, Leone IV riprese un ulteriore segno, accanto alla corona, al crisma e alla spada già utilizzati dai predecessori per sottolineare che da loro proveniva la legittimazione della carica imperiale: l’imperatore condusse per le briglie il cavallo del Papa per un breve tratto di strada (lo spazio di un tiro d’arco) ripetendo un gesto, detto officium stratoris (cioè il servizio dello scudiero), già eseguito dal suo trisnonno Pipino quasi cent’anni prima con Stefano II.
20 luglio 1903. Morì Leone XIII, Vincenzo Gioacchino Pecci, dopo un pontificato durato 25 anni. Eletto in un periodo di forti tensioni, la sua prima decisione, molto sofferta, fu quella di non impartire la benedizione papale dalla loggia esterna di San Pietro ma da quella all’interno della basilica. Il gesto rappresentò una forte protesta contro il Regno d’Italia che aveva posto fine al potere temporale dei Papi. Anch’egli si considerò “prigioniero” in Vaticano, come il suo predecessore Pio IX. Nonostante questa rigida posizione politica, il pontificato di Leone XIII fu particolarmente innovatore ed è ricordato per le sue aperture verso il mondo moderno. Non si limitò a condannare quelle che considerava deviazioni dottrinali o pericoli per la Chiesa, ma propose soluzioni alternative ai complessi problemi della società industriale del tempo, caratterizzata da forti squilibri sociali e dallo sfruttamento delle masse operaie. Non condivideva né l’indifferenza che capitalismo e liberismo mostravano nei riguardi dei ceti sociali più deboli, considerati solo come forza lavoro regolata dalle leggi di mercato, né la proposta comunista di una lotta di classe che, poiché fondata sulla contrapposizione tra le parti, aveva in sé germi di violenza. Intervenne con la celebre enciclica Rerum novarum del 1891, dedicata alla “questione operaia”, che ebbe una risonanza dirompente scardinando vecchi schemi e dando inizio a quella che oggi è nota come la dottrina sociale della Chiesa. Il documento stimolò anche numerose iniziative nel mondo cattolico, tra cui la diffusione di casse rurali e operaie, di cooperative e altre attività economiche gestite in comune e forme di tutela previdenziale: segnalo in particolare l’iniziativa delle case a riscatto assicurativo, che permetteva che l’alloggio rimanesse alla famiglia dell’operaio defunto prima di aver pagato tutte le quote. Infine ricordo l’attenzione all’ecumenismo (fu Leone XIII il primo Pontefice a usare l’espressione “fratelli separati” per i cristiani non cattolici) e l’apertura, giudicata con entusiasmo dal mondo degli studi, dell’Archivio segreto vaticano.