Chiesa
PERSECUZIONE CONTINUA •
Per i cristiani in Cina è notte fonda
Inchiesta del Telegraph: tra arresti, torture e sparizioni, l'unico Dio che è permesso venerare senza limiti è Xi Jinping. A essere colpite, le Chiese clandestine (cattoliche e protestanti) che non hanno accettato il diktat del Partito
15 LUG 26

Roma. In Vaticano, da quando è stato firmato l’Accordo segreto (otto anni fa) con la Repubblica popolare cinese in relazione alla nomina dei vescovi, dicono che uno dei più grandi risultati dell’intesa è che ora non esistono più due Chiese. Ce n’è solo una, quella in comunione con il Papa, i cui vescovi sono legittimi e riconosciuti. Se questa è la versione ufficiale, la realtà è come sempre accade più complessa. Domenica scorsa, il Telegraph ha pubblicato un dossier su quanto avviene realmente nel grande paese asiatico, dove pregare liberamente Dio non così facile. Le Chiese cristiane (cattoliche e soprattutto protestanti, che sono le più numerose) che non si uniformano al dettato del Partito, e cioè che a contare prima di tutto deve essere lo stato con il suo leader supremo, patiscono la persecuzione. TJ (così si è presentato uno dei testimoni, l’anonimato è indispensabile) ha raccontato al quotidiano britannico che la polizia è arrivata a casa sua di notte. Prima hanno staccato la corrente, quindi la linea telefonica. Colpi violenti alla porta che poi è stata sfondata. Subito la moglie e la figlia sono state rinchiuse in una stanza e per lui è iniziato l’interrogatorio. Naturalmente dopo essere stato immobilizzato a una sedia.
Tanto impegno solo per conoscere tutto della sua partecipazione a una Chiesa cristiana clandestina, cioè non legata all’Associazione patriottica cattolica o al Movimento Patriottico delle Tre Autonomie protestanti. Non è un particolare da poco, in un regime comunista come quello di Xi Jinping: seguire (in qualunque modo e con qualunque mezzo) una Chiesa non riconosciuta è illegale, e dunque punibile. E quando la Chiesa è riconosciuta, bisogna prepararsi ad appendere i ritratti del presidente sopra il pulpito e imparare a memoria cani patriottici da intonare prima dell’inizio delle celebrazioni.
Nei mesi scorsi, la Croix aveva documentato che – a seconda delle province e della fobia religiosa dell’uno o dell’altro plenipotenziario comunista – i canti erano vietati e le messe potevano essere tenute solo in orari improbabili, all’alba o in piena notte. Obiettivo: scoraggiare la partecipazione del popolo. Chi finisce nelle maglie delle forze di polizia, può sparire per mesi senza che neppure i parenti più stretti sappiano qualcosa. Le detenzioni sono infatti arbitrarie e a tempo indeterminato. Nessuno deve giustificare alcunché. Tra i capi di imputazione usati, quello di “usare la superstizione per sovvertire la legge”. Gli avvocati che, coraggiosamente, assumono la difesa dei cristiani, rischiano la sospensione dall’esercizio della professione legale. Nel 2018, sulla scia della grande opera di “sinizzazione” (cioè di conformare le religioni ai princìpi culturali e sociali della Cina così come definiti da Xi Jinping) è stato avviato un “piano quinquennale mirato ai cristiani” che includeva la censura dei sermoni (per i protestanti) e delle omelie (per i cattolici), il controllo delle donazioni alle chiese – è sui soldi che è più facile colpire –, la supervisione sulle traduzioni della Bibbia e l’inclusione del pensiero di Xi Jinping nel programma di studi dei seminari. Il tutto tra la chiusura di chiese clandestine e la demolizione di luoghi di culto non appartenenti a una Chiesa regolarmente registrata e quindi gradita alle autorità. Il Telegraph stima che i cristiani “autorizzati” a professare liberamente il proprio culto siano 44 milioni, a fronte di circa 115 milioni non registrati. Sui numeri, quando si parla di religioni in Cina, è sempre meglio essere prudenti: nessuno sa con certezza quanti sino i cristiani, benché tutte le rilevazioni più affidabili – ma fatte all’estero e basandosi su modelli non sempre accurati – affermino che quello è il paese “più cristiano al mondo”. Bob Fu, fondatore e presidente di ChinaAid, l’organizzazione umanitarista con sede negli Stati Uniti, ha detto che oltre diecimila cristiani sono stati arrestati da quando Xi Jinping è al comando. E' lui ad aver deciso la repressione delle attività religiose non autorizzate: “E’ l’imperatore che gioca a fare Dio. Non vuole che nulla sia venerato più di lui”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
