Papi e antipapi, concili e rinunce. Una Chiesa nella tormenta, ieri come oggi

Da Gregorio XII a Celestino V, al secolo Angelo Correr e Pietro del Morrone, pontefici che hanno abdicato dal soglio di Pietro in corso d'opera in periodi di scismi, contraddizioni e sedi vacanti nella chiesa medievale

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Basilica di San Pietro

4 luglio 1415. Il veneziano Angelo Correr fu eletto nel 1406 Papa Gregorio XII nel corso del cosiddetto Grande scisma d’occidente, uno dei periodi più travagliati nella storia della Chiesa. Ebbe inizio al momento del ritorno dei Papi a Roma da Avignone e per quasi quarant’anni vide Papi e antipapi, anche tre contemporaneamente, contendersi il titolo e l’obbedienza della Chiesa, e si concluse nel Concilio di Costanza. La cristianità aveva già assistito in passato a lotte del genere, ma mai come in quella circostanza era stato così difficile sapere chi (e dove) fosse il vero vescovo di Roma. Significativa fu la decisione dell’arcivescovo di Toledo, che sostituì nel canone della messa il nome del pontefice con la formula generica di preghiera “per colui che è il vero pontefice”. Lo scisma terminò con la forzata deposizione dei contendenti, tranne Papa Gregorio, che si dichiarò disponibile ad abdicare, ma solo davanti a un concilio da lui stesso convocato. La proposta fu accolta: Gregorio, novantenne, convocò il Concilio (in pratica quello che già era in corso) e rinunciò al pontificato nel luglio 1415 con una procedura che non dava adito ad alcuna contestazione sotto il profilo giuridico o teologico.
5 luglio 1294. Dopo oltre due anni di sede vacante, fu eletto Papa Celestino V, l’eremita Pietro del Morrone, che accettò con molta riluttanza. Pochi mesi più tardi avrebbe voluto ritirarsi durante l’avvento in preghiera affidando il governo della Chiesa a tre cardinali, ma incontrò una netta opposizione al progetto. Fece allora esaminare sotto il profilo giuridico la possibilità di rinunciare volontariamente al pontificato. Ottenuto parere positivo, emanò una bolla sulle regole del conclave in caso di abdicazione e il 13 dicembre 1294 si dimise. Il successore fu Bonifacio VIII, il cardinale Benedetto Caetani, grande esperto di diritto canonico che aveva contribuito in modo sostanziale al parere circa l’abdicazione. Nel timore che l’antico pontefice potesse costituire un punto di riferimento per gli oppositori, lo fece porre sotto vigilanza nella rocca di Fumone, dove Celestino morì il 19 maggio 1296. Corse voce che non si fosse trattato di un evento naturale e ancora oggi Bonifacio VIII viene spesso accompagnato dal sospetto di essere stato responsabile della sua morte. Il processo di canonizzazione, iniziato da Bonifacio, si concluse nel 1313. Interessante è che papa Celestino venga venerato come san Pietro Celestino da Morrone, “confessore”, per i meriti della sua vita eremitica. Differenti furono e sono le interpretazioni storiografiche della sua vicenda: dal giudizio negativo di Dante Alighieri (supposto che si riferisse effettivamente a Celestino parlando di colui che “fece per viltade il gran rifiuto”) a quello positivo di Francesco Petrarca che considerò Celestino un esempio di spirito veramente libero e distaccato dalla mondanità.