La crisi demografica secondo Papa Leone XIV

“Il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione europea” è alla base della denatalità. Il discorso del Papa oscurato dall'eco dell'enciclica

30 MAG 26
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Foto Ansa

Lunedì mattina, prima di presenziare al lancio della sua prima enciclica, il Papa ha pronunciato un discorso ricevendo in udienza i membri dell’Intergruppo del Parlamento europeo sulla demografia. Discorso di fatto oscurato dall’eco che ha avuto Magnifica humanitas, considerato anche il parterre riunito che ha partecipato alla solenne presentazione. E’ un intervento di rilievo. Leone XIV, parlando di demografia, l’ha definita una “sfida urgente” in quello che – ha detto citando Francesco – “sta diventando il Vecchio continente non più per la sua gloriosa storia, ma per la sua età avanzata”. Una crescita zero, ha sottolineato Prevost, ha molteplici effetti, non ultimo “la pandemia della solitudine”. Al di là della constatazione di un fatto evidente – il mondo cresce in popolazione, ma l’Ue resta ferma ai dati di anni fa – il Pontefice è andato più in profondità: “Negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione europea ha portato a un tempo di drastica sterilità, non solo perché troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché non si è riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro”. Di conseguenza, “non di rado ci troviamo di fronte alle affermazioni contraddittorie di presunte politiche a favore delle famiglie, che al tempo stesso promuovono discriminazione nei confronti della maternità, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di dare vita a una famiglia”. Quella demografica è una sfida che si concretizza “in un momento cruciale per il futuro antropologico, sociale ed economico dell’Europa”.
Il punto da cui partire, imprescindibile è “il ruolo della famiglia nella società”; famiglia che è, ha detto il Papa citando la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II (Papa che ritorna assai spesso nei discorsi di Leone, come dimostrano anche le numerose citazioni del magistero di Karol Wojtyla contenute in Magnifica humanitas), la “prima e insostituibile scuola di socialità”. Non solo: la famiglia è quella “fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, una realtà che unisce la dimensione personale e quella pubblica”. Centralità che è necessaria perché “solo applicando il principio di sussidiarietà è possibile evitare i due estremi dell’intervento statale eccessivo e dell’individualismo”. Leone XIV ha però invitato a non guardare con nostalgia a un passato che non può più tornare né a cercare di riproporre modelli sociali superati. Bisogna invece “fornire agli uomini e alle donne del nostro tempo i princìpi immutabili che possono sicuramente guidarli nel rispondere alle domande fondamentali poste in ogni tempo: qual è il senso e il valore della vita umana; che cos’è una società umana autentica; e che genere di mondo vogliamo consegnare alle generazioni future”.
E’ utile “sviluppare e formulare politiche a livello nazionale e dell’Unione europea”, con il fondamentale contributo dei cristiani, “affinché le politiche guardino alla persona umana nella sua interezza e promuovano sempre la dignità degli esseri umani. In tal modo, per risolvere la crisi demografica si può aprire un cammino autenticamente umano, orientato al bene comune e al benessere delle generazioni future. Di fatto, solo una nuova ventata di primavera potrà trasformare il freddo invernale delle nostre popolazioni che invecchiano”.