L’élite cattolica tedesca liquida l’altolà del Papa al cardinale Marx: “A dividere è la discriminazione”

Il problema è la dichiarazione “Fiducia supplicans” interpretabile come si vuole. La presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi: "Il provvedimento è per le coppie che non desiderano contrarre matrimonio in chiesa. Niente di più, niente di meno". Il teologo Hose: "Non può certo essere un maggiore grado di giustizia a causare la divisione della Chiesa universale!"

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1 MAY 26
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Il cardinale Reinhard Marx

Roma. Se le parole del Papa sulla scelta del cardinale Reinhard Marx di autorizzare la benedizione delle coppie omosessuali volevano essere un punto finale alla vicenda, il proposito ha fallito il suo intento. A leggere e ascoltare le prese di posizione dalla Germania, è come se Leone XIV non avesse mai proferito verbo. Il primo a intervenire è stato l’ex presidente della Conferenza episcopale, mons. Georg Bätzing: “Le operatrici e gli operatori pastorali sono incoraggiati a accogliere questo desiderio in modo responsabile e a organizzare celebrazioni di benedizione con le coppie. Anche se su questo tema esistono valutazioni diverse all’interno della Chiesa universale, considero questa pratica nella diocesi di Limburgo (dove è vescovo, ndr) entro limiti responsabili. Essa serve le persone e, a mio avviso, non mette in pericolo l’unità della Chiesa”. Le linee-guida, confluite poi nel documento “La benedizione dà forza all’amore”, furono elaborate dalla Conferenza episcopale di concerto con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi. La sua attuale presidente, Irme Stetter-Karp, derubrica le parole del Pontefice quasi a opinioni personali: il provvedimento, spiega, è “per le coppie che non desiderano contrarre matrimonio in chiesa e per le quali tale matrimonio non è un’opzione. Niente di più, niente di meno. Non c’è possibilità di confonderlo con il sacramento del matrimonio”. Ed è questa la linea che i sostenitori del documento portano avanti, benché il Papa abbia portato il ragionamento su altri binari: “La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie – in questo caso coppie omosessuali – o di coppie in situazioni irregolari, oltre a quanto specificamente permesso da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevano la benedizione. Quando un sacerdote dà la benedizione alla fine della Messa, quando il Papa dà la benedizione alla fine di una grande celebrazione come quella che abbiamo avuto oggi, ci sono benedizioni per tutte le persone. La famosa espressione di Francesco ‘tutti, tutti, tutti’ esprime la convinzione della Chiesa che tutti sono accolti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo oggi, credo possa causare più disunione che unità, e che dovremmo cercare di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna. Questa è la mia risposta alla domanda”. E non si tratta di una risposta estemporanea. Perché già nell’intervista della scorsa estate concessa a Elise Ann Allen, Leone XIV affrontava il tema: “Ho già parlato del matrimonio, come fece anche Papa Francesco quando era Pontefice, di una famiglia composta da un uomo e una donna uniti in un solenne impegno, benedetti nel sacramento del matrimonio. Ma anche solo dirlo, capisco che alcuni lo prenderanno male. Nell’Europa settentrionale stanno già pubblicando rituali di benedizione per ‘persone che si amano’, come dicono loro, il che va specificamente contro il documento approvato da Papa Francesco, Fiducia Supplicans, che in sostanza afferma che, certo, possiamo benedire tutte le persone, ma non cerca un modo per ritualizzare una sorta di benedizione perché non è ciò che insegna la Chiesa”. “Questo – proseguiva Leone – non significa che quelle persone siano cattive, ma credo sia molto importante, ripeto, capire come accettare chi è diverso da noi, come accettare le persone che fanno delle scelte nella loro vita e come rispettarle”. La linea è dunque chiara: si benedice la persona, non la coppia.
Ma allora perché parte dei vescovi tedeschi insiste nel sostenere che il loro prontuario è perfettamente in regola? La risposta è semplice: perché sul punto Fiducia Supplicans – come era evidente già all’epoca della sua pubblicazione – si arrovella in passaggi contorti interpretabili in modo molto libero. Esempio: al punto 38 si afferma che “non si deve né promuovere né prevedere un rituale per le benedizioni di coppie in una situazione irregolare, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa a ogni situazione in cui si chieda l’aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione”. Al punto 39, si sottolinea che “a ogni modo, proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo, quando la preghiera di benedizione, benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, sia chiesta da una coppia in una situazione irregolare, questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso”. Punto 40: “Tale benedizione può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Infatti, attraverso queste benedizioni che vengono impartite non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare, non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, ed anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà”. Quindi, la conclusione: “Quanto detto nella presente Dichiarazione a proposito delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, è sufficiente ad orientare il prudente e paterno discernimento dei ministri ordinati a tal proposito. Oltre alle indicazioni di cui sopra, non si debbono dunque aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo” (punto 41). Ed è proprio su questi paragrafi che si fonda il via libera tedesco. La diocesi di Rottenburg-Stoccarda l’ha chiarito rispondendo al quesito posto dal Tagespost: “Non si parla di celebrazioni formali di benedizione che potrebbero essere confuse con un matrimonio liturgico o con il matrimonio sacramentale”. Allo stesso tempo, “nel senso della dichiarazione Fiducia supplicans si vede la possibilità di accompagnare le persone in situazioni di vita concrete con cura e di dare loro la benedizione di Dio in una forma non ritualizzata”. Non ha torto quindi la presidente del Comitato dei cattolici tedeschi a dire che benedire si può purché non si conferisca all’atto un segno sacramentale.
Ma, come noto, Fiducia supplicans fu seguita da un “comunicato stampa” (sic) firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, scritto dopo la rivolta di buona parte degli episcopati del mondo (africani ma non solo) e dopo che il cardinale Fridolin Ambongo Besungu si presentò a Santa Marta con i bagagli dicendo a Papa Francesco che non si sarebbe mosso da lì finché non si fosse corretto il documento. Nel comunicato stampa, passato alla storia per le benedizioni con cronometro in mano (10-15 secondi), si chiariva che Fiducia supplicans “resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione”. Quindi, si spiegava che “la Dichiarazione contiene la proposta di brevi e semplici benedizioni pastorali (non liturgiche né ritualizzate) di coppie irregolari (non delle unioni), sottolineando che si tratta di benedizioni senza forma liturgica che non approvano né giustificano la situazione in cui si trovano queste persone” e in ogni caso “ogni vescovo locale, in virtù del suo proprio ministero, ha sempre il potere di discernimento in loco, cioè in quel luogo concreto che conosce più di altri perché è il suo gregge”. Il Papa, nelle sue due risposte sul tema, si concentra proprio su questo aspetto: si può benedire pastoralmente – anche se diversi teologi all’epoca alzarono un sopracciglio circa il significato della benedizioni “pastorali” – le persone, ma non la coppia. Di certo, non in un contesto liturgico. Chi lo fa, promuove la disunione della Chiesa, cioè il contrario di quanto andrebbe fatto.
In ogni caso, sia Fiducia supplicans sia la precisazione successiva chiariscono in modo incontrovertibile che non si possono approntare sussidi per una benedizione liturgica. Anche per questo dodici diocesi sulle ventisette complessive non hanno ancora adottato la direttiva che autorizza le benedizioni: i dubbi circolano anche tra i vescovi di tendenza progressista, aperturisti e convinti sostenitori del Cammino sinodale. Ed è arduo pensare che ora cambino idea, dopo che il Papa è intervenuto in modo inequivocabile. “Le diocesi che hanno più o meno chiaramente rifiutato ‘La benedizione dà forza all’amore’ vengono decisamente confermate e rafforzate nella loro posizione. Solo loro si trovano in accordo con Roma. Tutte le altre affermazioni si rivelano frasi vuote. Già questo, da solo, cambierà radicalmente il prosieguo del dibattito. Un conflitto che si trascina ormai da ben mezzo decennio potrebbe aver raggiunto una svolta forse decisiva”, ha scritto il teologo Martin Brüske.
Il dibattito in Germania, però, non si è esaurito. Sul sito ufficiale della Conferenza episcopale, il cappellano universitario di Würzburg, Burkhard Hose, ha scritto che “dichiarazioni come l’ultima presa di posizione del Papa danno l’impressione che le benedizioni siano un tema marginale, piuttosto una moda europea o una politica ecclesiale unilaterale, e per di più corresponsabili della divisione della Chiesa universale. Ma non può certo essere un maggiore grado di giustizia a causare la divisione della Chiesa universale! La giustizia forse irrita coloro che finora hanno beneficiato dell’ingiustizia; la discriminazione e l’esclusione, invece, hanno un effetto distruttivo e divisivo. Sia nella Chiesa sia nella società nel suo complesso non può esistere una vera unità basata sulla discriminazione, nemmeno su una discriminazione “un po’ minore”. Intervenendo all’incontro del Comitato cattolico bavarese (istituzione di alto profilo che esiste da settantacinque anni), il giornalista Peter Frey ha contestato pubblicamente Leone XIV: “Rifiutarsi di benedire le persone che vivono in relazioni tra persone dello stesso sesso a causa del loro orientamento sessuale, o discriminarle verbalmente, è incoerente con il messaggio di un Dio che ama tutti proprio come li ha creati”.