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La strategia vaticana per frenare la Chiesa tedesca
Congedare i vescovi liberal senza sostituirli. In Vaticano c’è grande preoccupazione per l’implementazione di quel Cammino sinodale avviato anni fa e che si ripromette di attuare ora notevoli cambiamenti non solo nelle strutture, ma anche dal punto di vista della morale e della pastorale
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9 DEC 23
Ultimo aggiornamento: 08:40 AM

Foto Vatican Media via LaPresse <br />
Il problema rappresentato dalla Chiesa tedesca non è sottovalutato a Roma. Senza clamori o intemerate, in Vaticano c’è grande preoccupazione per l’implementazione di quel Cammino sinodale avviato anni fa e che si ripromette di attuare ora notevoli cambiamenti non solo nelle strutture, ma anche dal punto di vista della morale e della pastorale. Non c’è una spaccatura all’interno della Conferenza episcopale, perché coloro che si oppongono alle derive locali si contano sulle dita di una sola mano. Però qualcosa sta accadendo: dopo le parole del Papa e del segretario di stato Pietro Parolin, si sta lavorando direttamente sulla compagine dei vescovi. Non è un caso che da tempo non vengano effettuate nomine episcopali in Germania: la diocesi di Bamberga è vacante da un anno e un mese (mons. Schick si dimise a 73 anni), Paderborn da un anno e due mesi (mons. Becker lasciò a 74 anni), Osnabrück da 9 mesi (mons. Bode si è dimesso a 72 anni). Fino al caso più recente: l’ultraprogressista vescovo di Stoccarda, Gebhard Fürst, congedato due giorni dopo il compimento del canonico 75esimo anno d’età. Le nomine attendono tempi migliori, quando verranno.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.