La manifestazione di sostegno a Domenico Lucano di martedì pomeriggio a Roma. Foto LaPresse

I luoghi comuni da evitare sull'arresto del sindaco di Riace

Massimo Bordin

Lucano si è mosso a metà tra rigore umanitario e astuzia mediterranea. E' la procura di Locri ad aver agito con una logica da “campagna di annientamento” 

Sulla vicenda del sindaco di Riace si corre il rischio, sempre in agguato, di non cogliere gli aspetti centrali della questione per soffermarsi in dibattiti sui massimi princìpi, essere presi da eccessi enfatici o peggio ancora cedere alla banalità del luogo comune. Ad esempio, è sicuramente interessante approfondire la differenza fra la disobbedienza civile propriamente detta e l’aggiramento di una legge ritenuta ingiusta. Il discrimine sta nei comportamenti: il disobbediente civile invoca, quasi pretende, la messa sotto accusa per arrivare a un processo che possa costituire la possibile base legale di una modifica o dell’abrogazione della legge iniqua; l’aggiratore, diciamo così, vanifica per quanto può gli effetti della legge, ottenendo risultati sostanziali se pure limitati, e vuole evitare che questi siano vanificati da un intervento giudiziario che certo non sarà lui a sollecitare.

   

Il sindaco Domenico Lucano si è mosso con rigore umanitario e astuzia mediterranea a metà fra i due comportamenti citati. Ma non è il punto centrale della faccenda. La procura di Locri ha agito con una logica da “campagna di annientamento”, chiedendo gli arresti per 15 persone – il gip ne ha respinti 14 – e ipotizzando una sorta di remake di “mafia capitale” imputando l’affidamento della raccolta rifiuti a una cooperativa di extracomunitari, col rischio di suscitare qualche amara ironia vista la situazione dei comuni della locride in materia. Il senso dell’operazione dà sicuramente l’impressione di derivare dal clima politico prevalente ma non vuol dire che ci si stato un input politico. I regimi nascono quando gli ordini non è più necessario darli. E’ questo il punto centrale.

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