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Ritenere un favore alla Mafia la falsa deposizione di Scarantino, è almeno discutibile

Il favoreggiamento sta non nella operazione in sé, che è per così dire a somma zero, ma nel suo movente

29 Settembre 2018 alle 06:00

Le conseguenze dell'udienza preliminare sulla vicenda del falso pentito Scarantino

Foto LaPresse

I due ispettori e il funzionario di polizia accusati di avere depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio, attraverso la manipolazione del falso pentito Scarantino, sono stati rinviati a giudizio ieri al termine della udienza preliminare di fronte al gip di Caltanissetta. Come aveva richiesto la procura si è aggiunta alla imputazione originaria di concorso in calunnia l’aggravante di favoreggiamento a vantaggio della mafia. Come qui si è già scritto, con questa imputazione cresce per gli imputati l’entità della pena in caso di condanna e si allungano significativamente i termini di prescrizione.

 

La scelta di contestare questa aggravante si presta anche a qualche considerazione sul merito del processo nella impostazione della procura. In termini fattuali, aggettivo sostanzialista assai in voga nelle vicende giudiziarie, ritenere un favore a Cosa nostra, complessivamente intesa, la falsa deposizione di Scarantino, è almeno discutibile. E’ vero che con le sue false dichiarazioni il sedicente pentito aveva di fatto coperto le responsabilità esecutive di alcuni mafiosi delle famiglie Madonia di San Lorenzo e Graviano di Brancaccio, ma l’operazione andava a scapito di un’altra famiglia mafiosa, quella di Villagrazia-Guadagna, alcuni esponenti della quale si sono visti comminare ergastoli per un delitto non commesso.

 

Dunque il favoreggiamento sta non nella operazione in sé, che è per così dire a somma zero, ma nel suo movente: coprire i rapporti che gli inquirenti nisseni ipotizzano fra alcune famiglie mafiose e oscuri ambienti dei servizi deviati che avrebbero partecipato alla preparazione della strage. Il merito del processo sarà questo, più che il concorso in calunnia.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    29 Settembre 2018 - 19:07

    Ci sono arrivati con 26 anni di ritardo e ancora travisano i dati. E il dato è che gli omicidi del 1992 e le stragi del 1993 sono stati eseguiti dalla mafia su ordine dell'Antimafia, che ne aveva preso la direzione. Alla luce dei fatti possiamo dire che lo scopo (pienamente raggiunto) era quello di disarticolare gli assetti politici, economici e istituzionali dell'Italia. Certo La Barbera è stato una pedina importante, ma sopra di lui c'erano altre "entità" che la magistratura tende piuttosto a coprire che a scoprire. C'è stata "trattativa" eccome: ma non tra politici e mafia, come continuano a sostenere i decerebrati, ma di apparati che hanno usato la mafia per far fuori la politica in Italia. "L'è pusé facil meteghel in del cü che in del co".

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