Un falso diritto: “Mamma dalla nascita”

Redazione

Un giudice a Pistoia ha ordinato ieri la registrazione di un atto di nascita con il riconoscimento di due madri, quella biologica e quella che si è limitata a “prestare il consenso” alla procreazione assistita eterologa fatta all’estero dalla compagna. Nelle stesse ore, un altro giudice a Bologna decideva allo stesso modo in un caso analogo. Decisioni arrivate dopo la sentenza di giovedì della Corte d’appello di Napoli, che ha accolto la richiesta di stepchild adoption da parte della compagna di una donna che si è sottoposta a procreazione medicalmente assistita. Per la prima volta in Italia, dunque, una “mamma non biologica” ha ottenuto lo status di “mamma dalla nascita”, e non solo quello di madre adottiva, per il semplice fatto di avere “accettato e condiviso il progetto”. Motivando la decisione con la necessità di tutelare sotto il profilo giuridico il figlio, l’ennesima sentenza creativa in tema di diritti in Italia segna una nuova aberrazione: non soltanto perché un tribunale nega a un bambino la possibilità di avere un padre, che pure esiste anche in caso di procreazione assistita, né semplicemente perché conferma la deriva degli ultimi anni, per cui la giurisprudenza non fa che legittimare ciò che la tecnica permette di fare e trasforma i desideri in diritti; ma soprattutto perché introduce il “consenso a un progetto” come fonte del diritto di maternità e paternità. Si diventa “mamma dalla nascita” perché si è approvata un’inseminazione. Il “consenso” è la nuova parola d’ordine utilizzata per ridisegnare la realtà a seconda del desiderio passeggero. Padre e madre sono concetti ormai superati nel mondo nuovo dei diritti individuali. Ora conta chi approva un progetto.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.