Nostalgia borbonica

Antonio Gurrado

Con i se e con i ma la storia non si fa, ma pensate all’evenienza che dopo i Savoia vengano i Borbone. È appena successo a San Giorgio a Cremano, dove il comune ha votato per intitolare a Carlo III la piazza su cui si affaccia il municipio, sostituendo la precedente dicitura dedicata a Vittorio Emanuele II. Non discuto i meriti del sovrano settecentesco o dei Borbone in genere – questa rubrica si è già prodotta in un nostalgico elogio del complesso di San Leucio a Caserta – né mi sorprendo per questi rigurgiti storici che in Campania sono abituali: un paio d’anni fa, a Pimonte, il locale municipio inalberò il vessillo gigliato. Colpisce piuttosto la sostituzione fra teste coronate, nonché l’utilizzo retroattivo di Carlo III allo scopo di svellere il nome del monarca sabaudo. Quest’atto sottintende che i guai della Campania siano colpa dell’Italia – esattamente come Luigi De Magistris si propone di cancellare il debito di Napoli perché non è stato contratto dai napoletani ma “dagli usurpatori” – rifugiandosi in un passato astratto, ingenuamente elevato a età dell’oro il cui mantenimento avrebbe fatto andare tutto per il verso giusto. Anche se il sindaco di San Giorgio dice che l’intitolazione a Carlo III “rappresenta il recupero e il rispetto di un sovrano che si autodefinì napoletano”, la rimozione punitiva di Vittorio Emanuele II è un modo di sgravarsi da un secolo e mezzo di responsabilità; è un modo di non provvedere a una più sincera ridefinizione toponomastica scrivendo sulla targa “piazza del se, piazza del ma”.

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