Un altro danno alla scuola italiana: i genitori vincono la battaglia del panino

Antonio Gurrado

Si scrive panino ma si legge vaccino, dicevo in una Bandiera di qualche tempo fa. E infatti con mirabile tempismo - proprio mentre i primi figli dei no-vax restavano fuori dai cancelli degli asili - una sentenza del Consiglio di Stato ha sancito che i genitori possono evitare ai figli la mensa scolastica riservando loro la schiscetta preparata a casa. Ci sarebbe un lungo discorso etico da fare, che riguarda da un lato l’educazione all’eguaglianza e dall’altro la dannosità di questa sentenza in una nazione i cui figli diventano sempre più choosy, ovvero si sentono in diritto di sottrarsi alla normale alternativa minestra/finestra. Ma tant’è. Sembra grave piuttosto che, col garantire il cibo fatto in casa anche fuori di casa, questa sentenza faccia ulteriormente accomodare le manacce dei genitori nella scuola, ossia nell’ambiente in cui si presume che le famiglie affidino i loro pargoli allo Stato; riconoscendo loro di poter sindacare su norme e su scelte uniformate. Pensate se una cosa del genere accadesse coi vaccini. E se qualcuno più o meno timidamente si schiera a favore del diritto di lasciar libere le famiglie di sostituirsi alle mense, gli propongo di essere coerente fino in fondo e di accettare che suo figlio non pranzi col panino amorevolmente confezionato a casa bensì con uno sorteggiato fra le innumerevoli schifezze ammannite da famiglie ignote ma altrettanto amorevoli, a cui vuol garantire lo stesso diritto. Vedere come diventa subito contrario.

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