La stampa anglofona, all’estero, è celebrata con un misto di ammirazione, invidia e timore, che induce a trattare come oro ciò che esce dalle rigorosissime penne dell’Economist e del Financial Times – soprattutto, caratteristica italiana, se si tratta di attacchi contro il governo del proprio paese. Gli inglesi, invece, si guardano bene dal nobilitare la propria tradizione giornalistica: quella degli “hacks” (gli scribacchini) è la categoria professionale meno amata dal pubblico britannico.