Nella morte volontaria di Roberta Tatafiore, come in tutte le morti, c’è un mistero, che resta tale nonostante il meticoloso resoconto che l’autrice del gesto estremo ha voluto lasciare. Senza potere e neppure volere oltrepassare il velo della sua coscienza, ci si può invece interrogare sulla coscienza dei vivi, sulla loro affermazione della morte come libertà, che si oppone alla pietà e alla disperazione.