Al settore militare dell’aeroporto internazionale di Baghdad – ex Saddam Hussein – la procedura è rimasta la solita, diffidente e irta di precauzioni. Poco prima dell’atterraggio l’aereo spegne di colpo tutte le luci, nella carlinga ne rimangono soltanto poche e rosse a illuminare le facce assonnate di un centinaio di soldati. Quando il portellone posteriore finalmente si abbassa i cento saltano a terra, camminano in fila indiana, fanno un lungo giro a U nel buio attorno all’aereo per evitare il getto ancora potente dei motori e dopo due minuti si infilano in un passaggio stretto nella muraglia di cemento accanto alla pista.