Forse ha ragione Adrien Barrot, filosofo dell’Università di Parigi, che parla di “visione pedagogica dell’antisemitismo”, di una idea troppo astratta e stereotipata, un eccesso, un abuso, una dittatura della memoria. La decisione del ministero dell’Istruzione francese di archiviare l’uso della parola “Shoah” per descrivere lo sterminio degli ebrei appare assurda e scandalosa. Claude Lanzmann, direttore della rivista Les Temps Modernes ma soprattutto autore nel 1985 del documentario “Shoah”, sul Monde ha scritto del tentativo di “relativizzare” il genocidio ebraico, denunciando la nuova politica culturale in corso.