A volte le campagne sui diritti umani funzionano. Ieri le autorità iraniane hanno sospeso la sentenza di lapidazione per Sakineh, la donna condannata per “adulterio”. Dobbiamo rallegrarci quando le piazze europee, gli appelli sui giornali e le adunate umanitarie sortiscono simili effetti. Non è certo facile costruire una capacità di persuasione nei confronti del regime iraniano e della sua “giustizia”. Il ministro degli Esteri dei mullah, Manouchehr Mottaki, ha appena dichiarato al settimanale tedesco Der Spiegel che “nessuno in Iran viene immpiccato per ragioni politiche”.