Basta sentirla raccontare dal suo migliore interprete, Xavi del Barcellona, “ricevo la palla, passo la palla, ricevo la palla, passo la palla”, per capire perché il tiki-taka è davvero inviso a tanti. Piace a chi lo pratica, ma a quelli che guardano, al seicentesimo passaggio in orizzontale magari gli girano le palle e si mettono a sognare il calcio cosiddetto inglese, più ritmo, montaggio più nervoso. C’è dunque qualcosa di liberatorio nel modo in cui l’universo mondo ha accolto l’altra sera il trionfo del Real in casa del Bayern, e il tracollo di quel Pep Guardiola che del tiki-taka fu profeta in Catalogna.