Afghanistan orientale. Tre giorni fa sulla porta della moschea della città di Mehtar lam un uomo si è fatto esplodere tra i fedeli. Non era una preghiera qualsiasi di mezzo pomeriggio nel mese sacro di Ramadan: si era appena chiusa invece l’assemblea dei pezzi grossi locali con un uomo arrivato dalla capitale, Abdullah Laghmani, numero due dei servizi segreti dell’Afghanistan. Laghmani, l’obbiettivo della strage da 24 morti, era un funzionario protettissimo, al centro della struttura del potere di Kabul.