Questa occasione che dà il Foglio ho pensato di non perderla, un po’ per dovere di coerenza (cfr. Corriere della Sera, 8 luglio 2011 “Imposta patrimoniale per chi ha di più”), un po’ per spirito agonistico, ma soprattutto perché le obiezioni alla proposta di allora le ho trovate tutte più o meno deboli, molto viziate da pregiudizi contro l’idea in sé (un tabù ancestrale, mi pare), che ne hanno un po’ oscurato la parte “intelligente”. Che nella proposta c’è, e sta nella limitazione dell’imposta straordinaria, una tantum: 1) Alla fascia di italiani più abbiente: il 47 per cento della ricchezza sta nel 10 per cento delle famiglie; 2) Alla sola parte liquida dei patrimoni (no immobili, no partecipazioni non quotate) in modo che sia possibile pagarla, volendo, liquidando asset, e non intaccando il reddito disponibile. di Pietro Modiano Presidente di Nomisma