La sciatteria televisiva di Lucia Annunziata e il clericalismo laico di Michele Serra certificano che l’unico “amore che non osa dire il proprio nome” è ormai l’amor di Dio. Lucio Dalla, “un buon peccatore che frequenta la messa”, direbbe Péguy, ha avuto il funerale in chiesa, ma non della sua fede si deve parlare, ma solo della sua velata (a loro dire) omosessualità. L’outing post mortem cui è stato sottoposto è grossolano nella forma (al netto degli irrisolti problemi con Dio di Aldo Busi, che gli ha dato di “checchesco buontempone” e “chierichetto furbastro”) e violento nella sostanza.