Due bombe sincronizzate, ventiquattro morti in un compound nella città sciita di Diwaniyah, a sud di Baghdad, in quella parte dell’Iraq che gli esperti e i generali considerano tranquilla, relativamente parlando. L’obiettivo dell’attacco era la casa del governatore, perché al Qaida ha alzato il tiro, sta facendo strage di funzionari e amministratori, per mostrare che può colpire chi vuole, quando vuole, e per minare nel profondo i faticosi passi “istituzionali” della democrazia irachena.