Come diceva quel gran giardiniere dell’Apocalisse che fu Emile Cioran: “Nirvana, sì, ma non senza caffè”. Era, il suo, un modo molto occidentale per corrodere la temibile ingessatura di ogni disciplina iniziatica orientale applicata nella terra dell’occaso. O forse un espediente per mettere in luce burlescamente l’essenza non nichilista (il Nirvana) del nichilismo (il caffè). Franco Battiato, artista immenso e sfiorito, è riuscito due giorni fa a superare il maestro Cioran, invitando sul palco Marco Travaglio a cantare con lui “L’èra del Cinghiale bianco”.