Non è più il tempo dei buoni propositi sortiti dalla crisi del 2007-2008. Allora i toni contro i paradisi fiscali erano violenti, basti pensare a quanto diceva il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che voleva distruggere le piazze offshore “a colpi di dinamite”. Anche il G20 a Londra era stato chiaro: “L’epoca dell’opacità” era finita, si disse, d’ora in poi i “cittadini di uno stato che è un paradiso fiscale si sentiranno sempre meno al sicuro”. L’Ocse stilava liste di proscrizione, dal bianco degli Stati Uniti al nero di Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay. Allora gli intenti erano soprattutto moralistici, si cercavano capri espiatori banali.