Difficilmente Israele potrà attaccare le installazioni nucleari iraniane con un’offensiva aerea, come quella che nell’81 distrusse il reattore di Osirak, una trentina di chilometri a sud di Baghdad. Allora, per l’“Operazione Opera”, erano bastati otto caccia F-16, ma si trattava di fermare una reattore in grado di produrre 40 megawatt. Oggi, a trent’anni di distanza, si tratta di fermare un programma nucleare disperso in un reticolo di impianti, spesso di dimensioni considerevoli (il reattore di Bushehr, inaugurato il 12 settembre, punta a produrre mille megawatt, a pieno regime).