No, la diretta no. Sono bastati quei dieci minuti scarsi di live per togliere per sempre l’aura mitica a Masterchef. In tre edizioni ci eravamo abituati al pathos, agli sguardi severi e perfidi dei giudici, a scariche di adrenalina improvvise davanti a una melanzana tagliata male, a un sorbetto di rane innaffiate nel burro fuso o a una trippa risottata troppo salata. Magia, appunto. Smontata da una diretta fatta di pause imbarazzanti, silenzi intervallati da Cracco che parlava al microfono con la regia, parolacce di vecchie concorrenti con acidità ancora da smaltire, italiano maccheronico del buon Bastianich.