Alla fine nessuno pagherà, per la morte della diciassettenne Sushma Pandey, uccisa dalla stimolazione ovarica alla quale si sottoponeva per la terza volta in diciotto mesi nella clinica Rotunda Center for Human Reproduction di Mumbai, in India, un posto che si autodefinisce “centro di eccellenza” specializzato nella fornitura di ovociti per pratiche di fecondazione in vitro. A due anni dagli avvenimenti – la giovane donna è morta il 10 agosto del 2010 – la stampa indiana prende atto del fallimento di ogni tentativo di sanzionare i responsabili.