In qualche modo, la scelta di Bondi, una sorta di ministro ombra nel governo Monti, certifica anche la difficoltà delle manovre tradizionali, finora seguite, di ottenere il risultato sperato: riportare il premio per il rischio sui titoli di stato a livelli sostenibili e non “recessivi”. Alla fine Monti si è convinto che serve una discontinuità nella politica economica, dei segnali forti sul fronte del taglio della spesa corrente e anche su quello delle dismissioni e privatizzazioni dei beni pubblici per riportare lo spread verso quota 200, obiettivo core del governo tecnico. di Edoardo Narduzzi