La decisione della procura di Torino di indagare un gruppo di esponenti del movimento No Tav per terrorismo è destinata ad aprire una discussione, com’è giusto, visto che si tratta di un salto di qualità nel modo di considerare i reati commessi nell’ambito di quel movimento. I numerosi imputati del processo già in corso, più di cinquanta, sono accusati di resistenza e danneggiamento, ma 4 di loro hanno adottato un atteggiamento tipico dei brigatisti, rifiutando l’assistenza legale per proclamare “il rifiuto dello stato e di qualsiasi istituzione o mezzo che lo rappresenti o lo riconosca”.