Un conto sono i morti per acqua e il lutto che chiedono, e un conto è il piagnisteo degli ipocriti. Non temiamo accuse di cinismo se scriviamo che quei morti sono figli dell’ipocrisia, se preferiamo sfidare, e schifare, il piagnisteo. Molto peggio del ciglio asciutto con cui una nazione civile degna di questo nome, e un governo responsabile, dovrebbero guardare e chiamare i fatti c’è l’ipocrisia: l’immensa, scandalosa, ipocrisia dell’obbligo di salvezza fondato sui buoni sentimenti, e il messaggio insincero di salvezza lanciato ai disperati di là del mare, senza poi essere né in grado né nella disponibilità di salvare, accogliere, aiutare.