Supponiamo d’avanzare una modesta proposta, un’ideuzza che per procedimento sillogico arrivi a proporre l’improponibile, eppure in qualche modo analiticamente consequenziale. Supponiamo che questa volta non si tratti di vendere i propri figli come leccornie per risolvere una crisi economica – forse nel 2012 qualcuno potrebbe pure proporlo, ma difficilmente ne sarebbe compreso l’aspetto satirico – ma di consentire l’infanticidio come forma di aborto nei paesi in cui questo è legale. Lo hanno fatto due giovani ricercatori italiani che lavorano a Melbourne, Francesca Minerva e Alberto Giubilini, in un paper pubblicato la scorsa settimana sulla prestigiosa rivista britannica Journal of Medical Ethics e intitolato “After-birth abortion: why should the baby live?” (ovvero “L’aborto post natale: perché il bambino dovrebbe vivere?”). di Valentina Fizzotti