Gli ospiti sono arrivati con la funicolare, risalendo le colline che sovrastano l’immaginaria città termale europea di Nebelsbad, nello stato immaginario di Zubrowka. Sono stati accolti – i ricchi, i vecchi, gli insicuri; i vanesi, i privilegiati e i bisognosi – dall’eroico e baffuto concierge del “Grand Budapest Hotel”, con la sua marsina purpurea e l’aroma del suo profumo, l’Air de Panache, che lo avvolge costantemente. All’interno, i pavimenti erano coperti da tappeti Art Nouveau fatti appositamente. di Howie Kahn