Che al concerto del Primo maggio (già questo un esotismo tutto italiano) un cantante in via di bollitura possa dire che Matteo Renzi è il “boy scout di Licio Gelli”, è banalmente scontato. Che la Cgil di Susanna Camusso e una fetta della sinistra approfittino della giornata per manifestare compatte contro il leader del Pd e capo del governo e le sue annunciate riforme, è altrettanto scontato. Si battono contro un simbolo, contro parole d’ordine ritenute ostili più che contro atti di governo effettuali. Ma tant’è, sono i riflessi pavloviani della sinistra sindacale e radicale. Quel che non torna, a fronte di questo Primo maggio “caldo” manco fossimo ancora ai tempi di Berlusconi, è però un travisamento della realtà.