Tutti a far congetture sulle mani tenute in tasca, sul vulnus inferto a Senato e Camera da discorsi fatti a braccio, a misurare l’approccio prima impacciato poi sciolto poi quasi insolente, a commentare il linguaggio da mercato rionale, l’assenza di pathos e citazioni alte. Ma chissenefrega. Lo stile è l’uomo ma l’opera lo è molto di più. E’ sui processi di rottura che metterà in moto, sui cambiamenti effettivi condotti in porto, sulle decisioni prese e sulle resistenze vinte, sugli sconquassi a venire che Matteo Renzi giocherà la sua partita e dovrà essere giudicato.