Avrebbe potuto sbattere la scarpa sul tavolo, far valere la sua forza e i suoi numeri, minacciare Pier Luigi Bersani con le armi legittime della politica (“o mi accontenti o investo tutto su Monti e me ne vado”), sostituire al gruppo parlamentare della Camera Dario Franceschini con Giorgio Gori. E invece niente, il suo Gori (deluso e un po’ offeso) è arrivato soltanto quarto alle primarie per il Parlamento, mentre lui, Matteo Renzi, è tornato a fare il sindaco.