Da Bengasi e il Cairo la protesta antiamericana s’è velocemente sparsa in tutta la regione: nel già tormentato Yemen, dove soltanto due giorni fa un ministro è scampato a un altro attentato, è stata assaltata l’ambasciata statunitense; a Teheran almeno cinquencento persone hanno marciato in direzione dell’ambasciata svizzera, che gestisce gli interessi americani in Iran dal momento che non c’è una rappresentanza ufficiale, scandendo il loro cammino con il solito ritornello: “Morte all’America”. La protesta “spreads”, scrivono i siti in lingua inglese, usando un termine che fa paura di per sé, almeno dalle nostre parti: Iraq, Marocco, Sudan, Tunisia