Sta emergendo con forza sotto la pressione dei fatti un’interpretazione dell’attuale spirale recessiva diversa da quella, tutta basata sull’effetto salvifico dei bilanci in pareggio, che dall’inizio della crisi prevale come ortodossia europeista. Nell’intervista di ieri sul Foglio, Wolfgang Münchau, che riprende temi esposti anche da George Soros e Martin Wolf, articola la visione non ortodossa in tre punti chiave. Il primo punto segnala i difetti di costruzione che minano l’impianto della moneta unica: anche se le economie raccolte insieme hanno storie, assetti produttivi e istituzioni molto differenti, “l’Eurozona è come il gold standard, essenzialmente un tasso di cambio fisso per sempre” e quindi “chiunque si deve adeguare intorno allo stesso livello”. di Antonio Pilati