È una sorta di colpo al cuore che mi prende ogni qualvolta uno dei nostri soldati muore dilaniato in un qualche remoto angolo di mondo. Quando poi il “soldato” è sardo, come nel caso del giovane caporal maggiore Matteo Mureddu, uno dei sei militari italiani morti nell'attacco suicida di Kabul, lo scorso 17 Settembre, non posso impedirmi di provare anche una strana “stretta” che grava sull'anima.