Con i miei compagni di allora, ho trascorso l’infanzia giocando a pallone nei posti più improbabili: strade, parcheggi, terrazze, scalinate, salite; ovunque ci fosse una saracinesca, un portone, un albero, un lampione, una grondaia, a delimitare almeno approssimativamente l’agognato gol, giustificazione suprema di ogni colpevole sudata.