Tra inevitabili errori, gli Usa (dove una versione riveduta del piano Paulson verrà presumibilmente approvata) si stanno muovendo non per seppellire, ma per meglio preservare il capitalismo – ivi compreso quello della finanza – da una crisi in cui è la politica ad avere le prime e più gravi responsabilità. È inevitabile che una crisi finanziaria di queste proporzioni appaia una “crisi del mercato”. Invece – e la differenza non è nominalistica – è una crisi nel mercato. Una crisi che segna, innanzitutto, un fallimento dello stato e che ha dimostrato come il potere “pubblico” di regolazione o intervento possa molto spesso rispondere più all’interesse di alcuni player che all’equilibrio complessivo del sistema finanziario.