Quando Chiara (nome di fantasia), incinta di poco più di un mese, ha deciso di abortire con il metodo chimico, non pensava certo che avrebbe rischiato seriamente di morirne. Per altre donne – almeno una trentina, secondo fonti vicine all’Aifa, ed è un dato finora tenuto accuratamente riservato dalla Exelgyn, l’azienda francese produttrice della pillola Ru486 – che come lei vi hanno fatto ricorso, è andata a finire peggio. Morte.