Nel 1986, dopo Chernobil, Greenpeace fu autorizzata nel clima della Glasnost ad aprire un ufficio a Mosca. E fu una storica avvisaglia di apertura pluralista in un sistema in cui vigeva ancora formalmente il partito unico. Ma forse con una punta di equivoco, o più di una. Da una parte, infatti, il 10 luglio dell’anno prima la Rainbow Warrior, nave ammiraglia della flotta di Greenpeace, era stata affondata da agenti francesi nel porto neo-zelandese di Auckland, per impedirle di compiere azioni di disturbo contro i test nucleari disposti dal governo di Parigi nell’isola di Mururoa.